Un dossier del settimanale Internazionale analizza la situazione in Egitto, Marocco e Palestina. Escono “fuori” i primi gay arabi soprattutto in Tunisia dove sembra inizia ad esserci più tolleranza
Apertura in Tunisia
La Tunisia ha numerosi vantaggi per un viaggio breve e rilassante, come è stato il mio lo scorso luglio (e quello precedente, vedere Clubbing del novembre 2003), grazie anche alla vicinanza con l’Italia, alle belle spiagge, al magnifico deserto, i siti storici, l’ottima cucina, i prezzi abbordabili e i ragazzi disponibili. Mi ricorda la mia terra, la Puglia, con gli uliveti, il mare di Madhia, la bellezza e la curiosità dei ragazzi. Dalle mie prime visite, anni fa, tante cose sono cambiate: oggi sulla spiaggia le turiste stanno in topless e riescono anche a rimorchiare i ragazzi con maggior facilità, quegli stessi ragazzi che indossano ora slip firmati, usano il gel, i jeans Levi’s e sono tutti rigorosamente dotati di telefono cellulare; le marchette insistenti e numerose cercano di arrotondare proponendosi come accompagnatori. Passeggiando per l’Avenue Bourghiba a Sousse, i giovani tunisini ti guardano, ti riconoscono, ti fermano con un pretesto e ti chiedono se ti piace «fumare la chica»: il doppiosenso è chiaro… Sono molto diretti, senza preamboli, e vogliono concludere subito in camera. Per trovarli si può andare al bar Sirene di Sousse, dove fra una bevanda e l’altra (qui non servono alcolici) si può fare incontri interessanti… La soluzione migliore resta quindi quella di affittare un appartamento o un residence per superare i problemi dei controlli di Polizia e il divieto di portare marchette nella camera d’albergo (a meno che non si paghi una camera separata per “l’ospite” e poi ci si ritrovi nella stessa stanza e nello stesso letto). Voglio segnalare il bordello all’Hotel du Park, dove il viavai di ragazzi è continuo: dopo aver fatto la vostra scelta, potete portarlo in camera con voi, documenti alla mano e un supplemento di 10 dinari per una doppia; alcuni hanno anche una camera riservata dove “esercitano” e vi invitano (la tariffa va dai 10 ai 30 dinari). Qui alcuni ragazzi stanno cominciando a superare il confine attivo-passivo e c’è persino chi si dichiara apertamente omosessuale senza sensi di colpa, tanto possono poi andare alla Mecca a purificarsi… Sulla sessualità omo nei paesi arabi il settimanale Internazionale ha riportato a luglio un lungo articolo di Scott Long, Gay nel mondo arabo, che approfondisce l’argomento. Ne esce fuori un quadro controverso, l’analisi di un’area geografica, dall’Egitto al Marocco, dove l’omosessualità è illegale ma ampiamente tollerata.
Repressione in Egitto
Celebre è l’esempio dei gay arrestati nel 2001 sulla Queen Boat durante una festa e accusati di «depravazione»: il loro calvario è durato per lungo tempo e non tutti sono stati rilasciati: «La stampa si è accanita contro di loro per mesi: li accusava di essere adoratori di Satana e di lavorare per le potenze straniere. Il processo della Queen Boat è un evento storico: ha reso visibile lo spettro dell'omosessualità in Egitto e nella regione, e al tempo stesso ha costretto gli omosessuali a nascondersi ancora di più». Il caso citato è il più eclatante, ma sono centinaia gli uomini che vengono arrestati per omosessualità nei paesi musulmani, quando non condannati a morte. Esiste una legge egiziana specifica che punisce chi ha rapporti omosessuali: «il testo, che secondo il Governo difende i “valori più profondi della società egiziana”, ha origine in una legge contro la prostituzione adottata nel 1951, nata dal fervore anticolonialista per il ripristino dell’integrità nazionale. Così la polizia fa irruzione nelle case dei cittadini, mette i loro telefoni sotto controllo e utilizza i suoi innumerevoli informatori per individuare le persone colpevoli di atti omosessuali. Una volta arrestati, i sospetti vengono torturati. In tre casi, dove si era stabilito che la vittima di un assassinio aveva avuto rapporti omosessuali, centinaia di gay sono stati arrestati e torturati, per strappargli confessioni e anche per sadiche rappresaglie. I mezzi d'informazione si sono lanciati freneticamente sul caso e hanno diffuso l’idea che la “perversione sessuale” alleata in una cospirazione con le potenze straniere non era una questione privata ma una minaccia per la nazione. La Polizia ha cominciato a setacciare Internet per dare la caccia ai gay che mettevano illegalmente degli annunci in rete. L’associazione fra omosessualità e cospirazione nasce molto probabilmente anche dal fatto che il nuovo “mondo gay” arabo si ispira ai modelli occidentali della comunità Glbt, rinunciando così a parte delle tradizioni culturali e religiose del proprio paese. Si tratta di una tesi sostenuta dalla stampa araba ma anche da alcuni studiosi occidentali, come Joseph Massad, docente della Columbia University, secondo cui «quelli che in Occidente si battono per la causa dei gay e la difesa dei diritti umani incoraggiano i loro subalterni del mondo arabo, intellettualmente e sessualmente colonizzati, a definirsi “omosessuali”. Promuovono l'identità gay e la politica a favore degli omosessuali in paesi dove queste nozioni non sono radicate». Nel suo articolo Long sembra confermare questa tesi, precisando che «in Egitto molti uomini hanno rapporti sessuali con altri uomini ma non si definirebbero “gay” oppure “omosessuali”, perché si tratta di parole che derivano da altre lingue e sono legate ad altre tradizioni. Molti di loro considerano il loro ruolo sessuale attivo o passivo, barghal o kodyana, nel gergo locale, una coordinata importante per capire i loro desideri. Ma questi ruoli non hanno niente di assoluto. Diversi uomini che hanno detto di essere passivi erano sposati e svolgevano un ruolo diverso su un altro piano della loro esistenza».
Fuga in Israele
In Palestina la situazione è decisamente più difficile e ai gay “dichiarati” non resta che la fuga nella vicina Israele, nella speranza di poter cominciare una nuova vita. Capita così che in Israele si formino addirittura coppie “miste” tra israeliani e palestinesi. A causa dei continui attentati arabi ai danni degli ebrei, però, molti gay palestinesi si vedono negare il permesso di restare in Israele col sospetto di possibili attività terroristiche. La loro unica speranza è di poter abbandonare la zona e tentare l’emigrazione.
Scandalo in Marocco
Situazione migliore in Marocco, dove la Polizia ha fermato in giugno una quarantina di persone per «incitamento alla depravazione e riunione non autorizzata». Anche qui scandalo sulle prime pagine dei giornali, ma in questo caso gli arrestati vengono rilasciati poco dopo. Sembra che la liberazione sia dovuta ad un ordine del Ministero della Giustizia di Rabat. Durante il fermo però, gli arrestati hanno dovuto sottostare a un prelievo di sangue con la minaccia che, se fossero risultati positivi, sarebbero finiti tutti in carcere a Oukacha. Eppure la minaccia di essere arrestati non impedisce i ritrovi privati nelle ville di Tetouan e Tangeri, dove la nuova “comunità gay” marocchina vive la propria sessualità discretamente ma più liberamente.